La Battaglia di Gorizia

 A Gorizia nella notte tra l’8 e il 9 settembre, le colonne tedesche che scendevano dal valico di Piedicolle e dalla valle del Vipacco furono fermate da reparti alpini e di fanteria. Però il 12 giunse notizia dell’accordo tra il comandante Licurgo Zannini e il colonnello Krancke di cui si è detto; di conseguenza fu aperta ai tedeschi la via per Gorizia. A questo punto entrarono in azione gli operai dei Cantieri di Monfalcone che scesero in sciopero chiedendo invano armi al Comando del Presidio; quindi, su invito del dirigente comunista Ferdinando Marega, salirono, in circa un migliaio, sul Carso per unirsi ai partigiani sloveni contro i tedeschi. Il 12 cominciò la “battaglia di Gorizia”. Sloveni e italiani dettero del filo da torcere ai germanici opponendosi all’occupazione della città fino al 26 settembre, quando sotto il fuoco di artiglieria, mezzi corazzati e aerei furono costretti a ripiegare. I 1000 operai di Monfalcone, dei quali 100 persero la vita in quella battaglia, si erano dati un nome che è rimasto un mito: “Brigata Proletaria”.

I superstiti della Proletaria andranno a confluire in parte nel btg. “Triestino” sul Carso, in parte nella brg. “Friuli”, in parte costituiranno i primi nuclei GAP nell’Isontino.

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