Pietro Maset “Maso”

Nato a Scomigo (Treviso) il 12 marzo 1911, da modesta famiglia (suo padre era sagrestano), diplomato all’istituto magistrale, attraversò, come molti giovani della sua generazione, le tante guerre in corso. Chiamato alle armi nel ’32; richiamato nel ’36, si ritrova in Eritrea; richiamato ancora nel ’39, partecipa alla conquista dell’Albania; quindi alla fallimentare campagna in Grecia, dove è ferito; poi, dopo la convalescenza, di nuovo nella Grecia ora sottomessa dai tedeschi. Infine al fronte russo, dove sopravvive alla ritirata. Rientrato in Italia, è impiegato contro i partigiani jugoslavi nel Friuli orientale e in Slovenia. Ha raggiunto il grado di capitano degli alpini, è stato decorato con medaglia di bronzo e d’argento. Dopo l’8 settembre 1943, si sottrae alla cattura nascondendo le armi e, senza esitazioni, inizia a tessere una rete di contatti con quanti trova disponibili alla lotta. Per i militari, come per quanti erano di estrazione borghese, non era facile passare dalle buone intenzioni alla guerriglia, com’era per i comunisti e per gli azionisti che avevano fatto scelte coraggiose già nella clandestinità; comunque nell’estate del ’44 lo ritroviamo in Piancavallo (nel Pordenonese), comandante del battaglione osovano “Piave”. Accanto a lui, c’erano i garibaldini dell’Udinese (la brigata Ippolito Nievo) e del Vittoriese (la Brigata Nino Nannetti), con i quali ha ottimi rapporti, non per una vicinanza ideologica che non c’era, ma per il desiderio di combattere senza quartiere che li accomunava.  Per questo appoggia l’unificazione delle formazioni osovane e garibaldine che danno vita alla divisione Garibaldi – Osoppo “Ippolito Nievo A”, di cui diventa capo di stato maggiore.

I partigiani del Pordenonese ancora abbinano il suo nome a quelli del comandante garibaldino Tribuno (Mario Modotti) e del commissario Riccardo (Giulio Contin) per rappresentare l’unità d’intenti, l’amicizia e la stima reciproca che resero leggendario il comando di quella divisione.

Nella primavera del ’45, dopo aver passato l’intero inverno in montagna, ricevette la nomina di comandante della 1.a Divisione Osoppo. Avviatosi verso la nuova destinazione, si fermò a passare la notte in una malga. Al mattino fu annunciato un rastrellamento tedesco. Maso predispose le difese e l’avversario fu messo in fuga con facilità. Ma una pallottola di un cecchino lo aveva colto in fronte. Era il mattino del 12 aprile 1945. Aveva 34 anni. Medaglia d’oro della Resistenza.

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