La lettera dell’Arcivescovo del 3 ottobre 1944

La lettera inviata a Michele Gortani e in copia a tutti i parroci e gli ex podestà della Carnia, avvertiva che incombeva la minaccia tedesca di fare della Carnia terra bruciata com’era successo nella zona libera del Friuli orientale. Per motivi umanitari pregava i partigiani di evitare lutti e sofferenze alla popolazione: che consegnassero le armi, sgombrassero tutti i paesi, liberassero le vie di comunicazione. Il nemico in cambio avrebbe usato clemenza per chi si arrendeva.

Questo intervento sparse il panico tra la gente. Arrivarono ai comandi partigiani dalle valli del But, del Degano e del Tagliamento delegazioni con in testa i parroci, che supplicavano che i patrioti si ritirassero dai monti, dalle strade, dai paesi, smobilitassero le brigate, cedessero le armi. In altre parole che si arrendessero.

I comandi partigiani, osovani e garibaldini, respinsero tali proposte decisamente, ma il danno era fatto: si era incrinato il clima di collaborazione con i valligiani e anche per il morale dei partigiani fu un colpo duro.

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