La Caserma Italia della Guardia alla Frontiera di Tarvisio

 

All’alba del 9 settembre un parlamentare tedesco si presenta alla Caserma Italia di Tarvisio per imporre la resa dei 300 uomini del presidio: consegnate le armi, i militari saranno liberi di andarsene. Il comandante, col. Giovanni Jon, rifiuta e iniziano i combattimenti. I militari italiani usano tutte le armi disponibili e una batteria contraerea. Un collegamento fortunoso con il comando del Corpo d’armata di Udine fa sperare nella possibilità di aiuti da parte di alpini schierati nell’alto Friuli.

Subito dopo i tedeschi si impossessano del centralino di Tarvisio dopo un breve combattimento che provoca due caduti per parte e il ferimento della stessa centralinista, Luigia Picech, che aveva continuato a sparare con l’arma di un caduto. Da quel momento la Caserma Italia è continuamente isolata. Il combattimento prosegue per buona parte della giornata, con perdite pesanti. I tedeschi minacciano l’impiego dei lanciafiamme, ma solo nel tardo pomeriggio, esaurite le munizioni, il comandante si arrende. 24 i morti in quell’azione, 48 i feriti. I soldati saranno internati o deportati; due moriranno nei campi di concentramento.

 

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