Giulio Magrini

E’ mancato Giulio Magrini


Apprendiamo con comprensibile sgomento la triste notizia della scomparsa di Giulio Magrini, componente del Comitato Provinciale dell’ANPI di Udine, personaggio politico emblematico e rappresentativo non solo della Carnia ma dell’intera Regione.

L’ANPI è vicina al dolore della moglie Bianca e dei figli Aulo e Giovanna e onorerà la memoria di Giulio con grande partecipazione alle esequie.

Le esequie si terranno martedì 28 luglio 2020 alle ore 10.00 presso le celle mortuarie dell’Ospedale in Via Chiusaforte a Udine.

 

 Ricordo di Giulio Magrini  – Cerimonia funebre – Udine – 28.7.2020

  • Consigliere regionale del PCI del Friuli Venezia Giulia dal 1973 al 1988
  • Sindaco di Ovaro dal 1990 al 1995

Nel salutare Giulio incalza nella mente un veloce rimando ai molti incontri, alle mille occasioni avute per ascoltarlo, alle nostre discussioni e ai suoi interventi carichi di emozione, di passione.

La sua figura è stata sempre accompagnata anche dalla storia della sua famiglia, vissuta in una Carnia di tradizione anarchica e socialista, che ha visto il padre Aulo esercitare la professione di medico nei comuni di Prato Carnico e Rigolato. Quel medico partigiano garibaldino che morì combattendo in una azione contro formazioni tedesche, rendendo grande onore alla Carnia ed al Friuli.

Il 1976, col tragico terremoto in Friuli, è stato l’anno in cui molti di noi friulani hanno potuto conoscere il giovane Giulio, brillante esponente del PCI, che farà parte della speciale commissione per la ricostruzione.Erano gli anni in cui si muovevano i primi passi per la ricostruzione del Friuli terremotato e non si poteva sbagliare.

Su questi temi ricordo i suoi apprezzati interventi, sempre argomentati, coinvolgenti, che pronunciava a Udine, nel Comitato Federale del Partito Comunista Italiano. Il PCI friulano, col concorso di Giulio, richiedeva una ricostruzione con al centro le autonomie locali – regione e comuni – con i sindaci funzionari delegati. Questa posizione coincideva con quella di tutte le forze politiche e fu recepita dal parlamento e dal governo guidato dal presidente del consiglio Aldo Moro.

Ci trovammo a condividere la posizione della chiesa friulana col vescovo Battisti e con i preti di frontiera, sulle priorità della ricostruzione: prima le case, poi i capannoni e infine le chiese.Intanto anche il popolo friulano si era mosso con la raccolta popolare di firme per creare l’Università del Friuli. Obiettivo che si concretizzò già con la prima legge sul terremoto che con lungimiranza statuiva:“L’Università di Udine si pone l’obiettivo di contribuire al progresso civile, sociale e alla rinascita economica del Friuli, e di divenire organico strumento di sviluppo e di rinnovamento dei filoni originali della cultura, della lingua, delle tradizioni e della storia del Friuli.”

Definita la linea e l’orizzonte politico-culturale bisognava usare bene e in fretta le risorse destinate a ricostruire borghi, frazioni e comuni, rifacendo infrastrutture sotterranee e aeree, le strade, le case, gli ospedali, le scuole e i capannoni, creando servizi e lavoro. Burocrazia da aggirare, nel rispetto delle leggi, prima di tutto quella morale, come pre condizione a operare senza rubare, come ammonì padre David Maria Turoldo quando nell’omelia pronunciata nella chiesa di Aquileia, davanti ad una moltitudine di persone terremotate ed a dozzine e dozzine di loro sindaci,stroncò sul nascere un primo segno di deviazione.

Insomma bisognava cogliere l’occasione della disgrazia per trasformarla in opportunità di riscatto della montagna e di tutta la Regione, grazie alla laboriosità e serietà del popolo friulano.

Giulio seppe dare un contributo originale e unitario, assieme ai colleghi di tutte le forze politiche che nelle varie legislature con lui condivisero quel ruolo in Consiglio regionale. E questo spirito lo accompagnerà tutta la vita, fino a tormentarlo nel constatare il progressivo decadimento e distacco dell’attuale situazione politica, così lontana da quello per cui hanno lottato tanti compagni, e molti sono morti, nella Resistenza, per conquistare libertà e democrazia, per rendere il mondo migliore.

L’ho ritrovato più tardi, nel 1990, sindaco di Ovaro, il suo comune di origine dove portò avanti il suo impegno, col solito stile. La preoccupazione per la sua comunità era ancora presente due anni orsono in occasione delle ultime elezioni amministrative. Sembrava vedesse il travaglio che portò il comune alle prossime elezioni anticipate.

Infine una miriade di incontri. Alla presentazione di libri nelle frazioni della Val Degano o in giro per il Friuli, di cui mi limito a ricordare quello sulla presenza dei cosacchi in Carnia o su Medea, dell’amico Diego, al convegno sull’Europa a Lauco e alle ricorrenze sulla liberazione nazionale dal nazi fascismo. Ricordo anche quella di Aquileia dove Giulio è intervenuto assieme all’amico Giovanni Spangaro presentando il film Carnia 1944. A Clavais ci si ritrova a distanza di anni per la festa di San Lorenzo.

Certo, talvolta c’è stata anche qualche franca divergenza, come quella all’ultimo congresso provinciale dell’ANPI quando ci dividevano le posizioni sul referendum costituzionale, o in qualche riunione del comitato provinciale dell’ANPI: un mondo questo della Resistenza che tanto ha stimato Giulio e che ora piange fraternamente. E ogni volta, nel dopo incontro ufficiale, ci parlava delle amate montagne della Carnia, argomento su cui io, uomo di pianura, dovevo puntualmente soccombere.

Grazie Giulio per quello che hai fatto per le genti della montagna e del Friuli, per come lo hai fatto e per quello che hai insegnato alle generazioni più giovani, che ti ricorderanno con affetto come chiunque abbia avuto il piacere e l’onore di conoscerti.Un abbraccio sentito alla moglie Bianca, ai figli, nipoti e a tutti i famigliari che con orgoglio, sono sicuro, non ti dimenticheranno mai.

Lodovico Nevio Puntin

(Membro del comitato provinciale ANPI di Udine –già sindaco di Aquileia)