Discorso di Mery Pagliarini alla cerimonia di Borgo Villata 24 aprile 2018

La resistenza partigiana ha rappresentato un movimento di persone, specialmente provenienti dal popolo, che si è organizzato per combattere. L’obiettivo era specifico: abbattere la dittatura, cancellare i soprusi, liberare l’Italia dalla morsa fascista.

Leggendo i 22 nomi che si trovano alle mie spalle, mi sono soffermata su quello di Giuseppe Ferreri, partigiano morto a 21 anni. Io ho 21 anni. Giuseppe una sera era intento ad affiggere sui muri della città di Udine manifesti patriottici, quando un bombardamento aereo l’ha ammazzato. Il suo atto di morte riporta “ha trovato la morte dopo aver assolto il suo dovere”.

Cosa vuol dire assolvere il proprio dovere? Cosa significa morire “per la causa della Liberazione Nazionale?” Cosa ha portato la morte di un ragazzo di 21 anni?

Oltre alla democrazia, al suffragio universale, alla caduta della dittatura, ha permesso a noi di attuare un confronto tra l’ieri e l’oggi. Ha permesso di dare reale peso a due fattori fondamentali: alla storia e alla memoria.

Dare importanza alla storia vuol dire non occultare la differenza tra carnefici e vittime, vuol dire prendere atto della nostra Costituzione come uno specchio che ci riflette cosa dovremmo essere quando andiamo contro ai suoi principi e che ci mostra cosa siamo stati quando questi principi siamo in grado di attuarli. Dare peso alla storia si espleta nelle parole di De Gregori “la storia siamo noi”: “la storia nessuno la può fermare”, come nessuno ha potuto fermare quelle donne e quegli uomini che nella lotta di Liberazione hanno affidato le loro vite al futuro, al cambiamento, per noi.

Dare forte significato alla memoria significa ritrovarsi oggi e domani a celebrare i caduti, ma non come un evento paragonabile ad un fiore nel deserto, bensì come celebrazione di una festa al termine di un anno di percorsi nelle scuole, di lavoro quotidiano nelle sedi delle associazioni, di consapevolezza nelle scelte di vita, di presa di responsabilità nelle urne! Celebrare la resistenza, vuol dire vivere da antifascisti, che non significa essere contro ad un determinato periodo storico, non avrebbe alcun senso, significa essere contro alle violenze, significa essere contro alle discriminazioni, al potere nelle mani dei pochi, alle guerre, significa essere consapevoli ogni giorno delle scelte che si portano avanti in tutti gli ambiti che ci circondano.

Essere partigiani oggi ha molteplici significati e differenti obiettivi specifici che si riconoscono, però negli stessi ideali: non ci si può tirare indietro, siamo tutti coinvolti e tutti responsabili degli abomini che in varie parti del mondo stanno mettendo in ginocchio popolazioni, appartenenze etniche, religiose e di orientamento sessuale e politico.

Penso in primis al fatto che ci siamo cullati nel pregiudizio che italiani, tedeschi e russi fossero troppo immaturi o incivili per non farsi incantare dal primo imbonitore di turno. E forse abbiamo creduto ancora che i vari ErdoganPutinTrump sarebbero stati diversi: come se Hitler non fosse stato eletto più democraticamente di molti di loro.

Il mio pensiero va al popolo curdo di cui l’Europa si è dimenticata: il dittatore Erdogan sta commettendo un crimine di guerra di fronte al silenzio complice dei grandi poteri europei. Siamo in un momento storico in cui ci si deve schierare, in cui abbiamo il dovere di mostrare tutta la nostra indignazione, in cui non ci si può permettere di stare in silenzio.

Penso anche agli Stati Uniti dove un gruppo numeroso di studentesse e studenti si sta mobilitando per manifestare e urlare un messaggio chiaro: non vogliamo morire sui nostri banchi di scuola, non accettiamo che si proponga l’ipotesi di fornire le armi ai nostri insegnanti, vogliamo un futuro libero dalla violenza armata.

Molti sono i movimenti che ad oggi stanno rivendicando il diritto all’esistere con dignità: mi riferisco anche ai gruppi di donne e uomini femministe che si battono per una lotta di autodeterminazione sul proprio corpo, per l’uguaglianza circa i diritti sui luoghi di lavoro, per denunciare i femminicidi, che da gennaio ad oggi sono stati 18. Lotta femminista che si interconnette con quella LGBT+: ad oggi in Italia il reato di omobitransfobia non è ancora riconosciuto e tanti sono i passi avanti ancora da compiere. Questi movimenti a difesa dei diritti umani sono forme di resistenza moderna che si battono per opporsi in modo chiaro e fermo contro le forme d’odio che dilagano in molti Stati del nostro pianeta.

Un altro esempio di resistenza contemporanea che voglio condividere con voi è la figura di Marielle Franco giovane donna, nera, madre, lesbica, femminista e attivista dei diritti umani. Marielle è stata ammazzata perché ha denunciato i soprusi e le violenze commesse da parte della polizia brasiliana; è di 16 ore fa la notizia che l’unico testimone è stato ucciso. E il varco tra dittatura e democrazia aumenta.

Marielle è stata una partigiana.

E troppi ad oggi sono gli attivisti dei diritti umani che vedono la propria vita minacciata: dichiarare il reato di solidarietà è un ossimoro, è sconcertante: il reato è permettere che troppe vite umane si spengano a favore di una logica inumana di costruzione di confini reali e ideologici, il reato è permettere che i poteri forti predichino odio e paura verso l’altro andando contro alla carta dei diritti umani, andando contro ai principi esposti nella nostra carta costituzionale.

E la sinistra come si pone rispetto a tali violazioni? Basta all’autoreferenzialismo, basta alla sinistra dei salotti in cui si parla di diritti solo fra chi già ne gode. E’ tempo di creare processi di partecipazione che aumentino il senso di responsabilità verso l’oggi e il domani. Quanta coscienza, quanto senso civico avevano Marielle Franco, Giuseppe Ferreri e tutte le partigiane e i partigiani che in questi anni celebriamo con doveroso rispetto?

Se i partigiani che hanno partecipato alla lotta di liberazione sono divenuti martiri dello stato per il sangue che è stato versato, ad oggi la nuova forma di resistenza in Italia la rivedo negli occhi dei miei coetanei: una fetta di popolazione che non vede una prospettiva per il proprio futuro, che non sa che cosa questa crisi economica e di identità porterà, che negli occhi ha la rassegnazione del domani, che vive nella precarietà economica e lavorativa. Loro sono i miei partigiani: quelli che la resistenza la declinano nel vivere, nel continuare a stare, nell’avere speranza.

A tutti noi giovani che abitiamo sul suolo italiano e non ce ne andiamo, che rimaniamo nelle nostre periferie, che ci battiamo per cambiare il qui ed ora, che crediamo che il mondo migliore di cui tanto si fa retorica, debba essere un posto cucito su misura per noi e da noi, che crediamo che la coerenza e la responsabilità siano i motori che muovono il mondo: a noi il mio augurio attraverso le parole del presidente di Libera Luigi Ciotti:

“Vi auguro di essere eretici.

Eretico è la persona che sceglie e, in questo senso è colui che più della verità ama la ricerca della verità.

E allora io ve lo auguro di cuore questo coraggio dell’eresia.

Vi auguro l’eresia della coerenza, del coraggio, della gratuità, della responsabilità e dell’impegno.

Oggi è eretico chi mette la propria libertà al servizio degli altri. Chi impegna la propria libertà per chi ancora libero non è.

Eretico è chi non si accontenta dei saperi di seconda mano, chi studia, chi approfondisce, chi si mette in gioco in quello che fa.

Eretico è chi si ribella al sonno delle coscienze, chi non si rassegna alle ingiustizie. Chi non pensa che la povertà sia una fatalità.

Eretico è chi ha coraggio di avere più coraggio.”

Per concludere leggo i 22 nomi dei partigiani, degli eretici, di quello che hanno scelto:

  1. Bigotti Nello
  2. Bortolotti Italo
  3. Castiglione Silvano
  4. Cesca Mario
  5. Coss Vittorio
  6. Fabbro Ferdinando
  7. Ferreri Bertillo
  8. Ferreri Giuseppe
  9. Gobitta Luciano
  10. Lodolo Giovanni
  11. Mega Rinaldo
  12. Mitri Pietro
  13. Pasinato Edgardo
  14. Periz Giobatta
  15. Quoco Alessandro
  16. Tomada Galliano
  17. Tonizzo Giuseppe
  18. Torossi Tiziano
  19. Vida Galliano
  20. Zamparo Aldo
  21. Zanuttini Mario
  22. Zilli Angelo

VIVA L’ANPI! ORA E SEMPRE RESISTENZA!

Mery Pagliarini Presidente Associazione Get Up

 

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