Discorso di David Antonutti alla cerimonia di Borgo Villata 24 aprile 2016

IN RICORDO DI GIOBATTA PERIZ “ORIO” –  24.04.16

Per me oggi è un onore parlare di un partigiano udinese di tale valore. Ringrazio l’Anpi di Udine, Federica in particolare, per avermi concesso questa opportunità, devo però confessare che contemporaneamente mi trovo anche in difficoltà, perché? Personalmente mi impegno in varie attività socio culturali in alcune associazioni, do una mano al sindacato dove lavoro, ma di fronte a persone come Gio Batta Periz, che rappresenta idealmente la voglia di libertà, di giustizia e di democrazia di tutte le genti che si schierarono contro il nazi-fascismo, non solo con le parole ma soprattutto con i fatti, le azioni, mi sento davvero inadeguato. Inadeguato soprattutto perché queste persone lottarono fino al sacrificio della loro stessa vita.

Ho deciso comunque di accettare l’invito a parlare qui oggi perché lo sento come un dovere civico ed è il minimo che io possa fare, anzi, che tutti dovremmo fare.

Come socio ANPI ma anche come cittadino, sento il dovere di tramettere ogni giorno, a chi mi sta accanto, i valori della libertà, della democrazia, della giustizia, dell’uguaglianza e della pace.

L’esempio di questo operaio nato a Udine, prima protagonista della propaganda clandestina a Cussignacco e poi organizzatore di formazioni garibaldine in montagna, dovrebbe essere raccontato a tutti, ai bambini come agli adulti, tutti dovremmo conoscere le storie personali delle persone che sacrificarono la propria vita per degli ideali, gli stessi che oggi ci permettono di vivere molto meglio che a quei tempi.

Oggi possiamo anche lamentarci di molte cose, diciamo la verità alcune molto futili, ma certo possiamo affermare che in Italia non avviene un incarceramento per un articolo di giornale o una tortura per aver partecipato ad uno sciopero o  addirittura una deportazione perché sei comunista, omosessuale o ebreo.

Anche qui, pensando al dramma di alcuni popoli che cercano una vita migliore spostandosi sul pianeta, si potrebbe parlare a lungo sul trattamento che viene loro riservato da questo Paese, e anche da questa Regione: ma si tratta di un’altra questione sulla quale non mi voglio dilungare.

Oggi, qui in Italia dunque e in altri Pesi europei, i diritti fondamentali degli individui vengono costantemente violati, crimini contro l’umanità vengono perpetrati senza che la maggioranza delle persone reagisca, intendo al di là delle parole, con azioni concrete.

Esiste, purtroppo, di fatto la reale possibilità che altre orribili cose si ripetano.

Quindi l’attenzione non va mai tolta su quelle conquiste che alcuni ritengono inattaccabili, lo stiamo vedendo ogni giorno, le democrazie, talvolta conquistate con tanto spargimento di sangue, in Europa e non solo, vengono costantemente minacciate da poteri economici che dominano la politica,

Non accade il contrario, come sarebbe logico e opportuno, ovvero che la politica detti le regole e che l’economia la segua, sempre nell’interesse del maggior numero di cittadini possibile.

Bisogna sempre lottare per le cose che si ritengono giuste, anche quando le abbiamo acquisite, perchè perderle è un attimo.

Serve “azione” quindi, e Giò Batta Periz era un uomo d’azione, detestava le parole inutili, le discussioni che non dicevano nulla, che non approdavano a risultati concreti.

Era uno dei più attivi, dei più capaci, dei più fedeli e dei più coraggiosi.

L’onestà, serietà, spirito di lotta e di sacrificio erano doti che lo facevano grande.

Intelligente, osservatore profondo e studioso acuto dei fenomeni sociali, fece parte di quella pattuglia che in seno al vecchio Partito Socialista si battè ad oltranza per formare il vero partito della classe operaia: quello comunista.

Dopo l’avvento del fascismo continuò a sviluppare l’attività del partito, a creare tipografie clandestine ed a diffonderne la stampa, a rafforzare il soccorso e l’assistenza agli antifascisti militanti.

Dal 1931 Giò Batta Periz viene arrestato più volte e dopo l’8 settembre 1943 è tra i primi a prendere la strada della montagna: da quel momento assumerà il nome di battaglia: Orio

Farà parte del comando del battaglione Friuli e dell’ufficio politico della brigata Garibaldi-Friuli.

Come organizzatore Orio si dimostrò un maestro, attraverso la costruzione una fitta rete di servizi logistici.

Venne catturato il 14 gennaio 1945, fu torturato in carcere in modo crudele, infatti i nazifascisti gli spezzarono un braccio e un ginocchio, poi gli martorizzarono la schiena. Nonostante tutto, Orio non tradirà.

Il 2 febbraio 1945 parte da Udine un trasporto per Mauthausen con 149 persone, delle quali meno di un centinaio erano friulani. A Pontebba però è bloccato da un attentato dei partigiani e deve sostare. I tedeschi ne approfittano per mandare a Pontebba da Udine in camion altre 100 persone. Il convoglio riparte il 4 e giunge a destinazione il 7 febbraio. Alcuni deportati riescono a fuggire (pochi, tra cui Faustino Barbina, che fu ripreso e deportato il 24 febbraio a Dachau, l’ultimo trasporto dal Friuli) ma 91 friulani giungono al campo di concentramento; 29 non ritorneranno. Questi sono i dati sul trasporto che ha portato Orio a Mauthausen. Sulla sua fine non si hanno notizie precise; sappiamo che è morto il 3 marzo..… Comunque possiamo immaginare che anche là e in quelle condizioni egli tenne alta la sua bandiera della “fede.”

Di fronte a questo coraggio e queste capacità ci chiediamo cosa possiamo fare noi oggi per dirci degni eredi di persone di tale altezza morale.

Io direi anche piccole cose, meglio se a farle, queste piccole cose, siamo in tanti.

Casualmente in questi giorni, mentre provavo a scrivere quello che avrei detto questa sera, mi è saltata all’occhio una citazione, si trovava in fondo ad una email della mia interlocutrice, ed è la seguente:

“Qualsiasi cosa tu faccia sarà insignificante, ma è molto importante che tu la faccia” (Gandhi)

Talvolta, fare ciò che ci ha suggerito questo grande personaggio della storia recente, può risultare assai difficile, però ritengo sia fondamentale seguire questo “consiglio”.

Pensate ai bambini piccoli che ci guardano con la loro innocenza, inconsapevolmente già ricchi però di saggezza antica, sentono quello che diciamo e vedono quello che facciamo, e si accorgono in un istante se possono fidarsi di noi, in sostanza se facciamo quello che diciamo, se siamo cioè credibili.

Una di queste piccole cose che possiamo fare è ricordare a noi stessi e agli altri che sono esistite delle persone da cui potremo sempre prendere esempio, esempi di dignità, di onestà, di sacrificio, di serietà.

L’ANPI, tra le altre cose, fa proprio questo e noi dovremmo fare altrettanto, al di fuori dei momenti commemorativi.

Altre piccole cose che si possono fare quotidianamente sono agire sempre nel rispetto degli altri e di quello che ci circonda, avendo la curiosità dei bambini, ovvero cercare di capire, usando il cervello e non lo stomaco, infine, lottare quando viene il momento di farlo.

Certo, nulla e gratis, ogni piccolo impegno costa fatica, tempo, a volte, purtroppo delusioni, ma il risultato finale sarà sempre quello di una vita “vera”, degna di essere vissuta.

Come si dice “il mare è fatto di gocce” e se la goccia che portiamo noi è ricca dei valori che ci ha tramandato Orio, lui potrebbe essere orgoglioso di noi.

Onore a tutte le persone che parteciparono alla lotta partigiana. Viva la Resistenza e buon 25 aprile.

 

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