DISCORSO DEL SINDACO DI UDINE HONSELL E DEL PRESIDENTE DELL’ANPI VINCENTI PER IL 25 APRILE

 Cittadine e cittadini liberati!

celebriamo uniti con emozione e orgoglio il 25 aprile! Giorno di festa perché ricordiamo la Resistenza, ricca di coraggio e d’ideali, che segnò la rinascita del nostro paese dal buio morale della violenta dittatura fascista e dalla feroce occupazione nazista, restituendoci democrazia, libertà, giustizia, solidarietà, equità sociale e pari opportunità, nel rispetto delle diversità e del pluralismo. Ma oggi non dobbiamo dimenticare che la Liberazione fu ottenuta al prezzo d’immani sofferenze e della morte di tanti eroi per mano di barbari e vigliacchi assassini, e di uomini che si erano lasciati usare come ingranaggi di una macchina diabolica.

Sarebbe però un’offesa a questi eroi se la Festa della Liberazione si riducesse ad occasione di retorica commemorazione, o venisse strumentalizzata, anche se c’è chi lo preferirebbe. E proprio per questo ha cercato di minare l’integrità di questa manifestazione a Udine. Gioiamo perché alla fine la forza della Resistenza ha prevalso, e ci ritroviamo ancora tutti qui uniti!

Il 25 aprile però, deve essere soprattutto momento generatore di senso e di impegno morale e civile per tutti. Esistere solamente, in epoche come la nostra, non basta più. A chi abbia ancora una coscienza morale e politica, a chi non abbia ridotto a stato larvale la propria capacità di pensiero critico e la propria volontà di azione etica, il semplice esistere non è più sufficiente, esistere ha senso solamente se vi si aggiunge una “r” davanti: si esiste solamente se si resiste. Non il “penso dunque esisto” cartesiano, ma il “penso dunque resisto” delle epoche difficili, dove il pensiero conduce all’impegno e all’azione. Resistere è creare e creare è resistere. La Resistenza è sempre attuale, questa è la sua valenza. E mai quanto in un’epoca come questa nella quale dobbiamo resistere a un ritorno in politica del dilettantismo etico e dell’opportunismo faccendiere ed egoista, che per troppi anni sono dilagati ed hanno inquinato la nostra società. Dobbiamo resistere a un ritorno dei tiranni camuffati da buffoni!

Dobbiamo però anche resistere all’asservimento ad una logica che tutela i bisogni dei bilanci finanziari ma è cieca di fronte a quelli degli uomini. Dobbiamo resistere affinché, parafrasando la famosa frase di D’Azeglio, una volta fatto il decreto “Salva Italia” si faccia anche un decreto “Salva Italiani”.

La Resistenza fu un nuovo Umanesimo, e di questo abbiamo bisogno oggi.

Dobbiamo riaffermare la dignità delle nostre istituzioni democratiche e repubblicane, così come ci sono state consegnate dalla Resistenza, liberandole da coloro che con comportamenti vergognosi rischiano di delegittimarle, alimentando pericolosamente una sfiducia antipolitica che rischia di essere sfruttata da demagoghi populisti antidemocratici.

Questa giornata 67 anni fa segnò la Liberazione dell’Italia dalla follia dell’ideologia fascista. Fascismo regime assassino, che aveva oppresso l’Italia per oltre vent’anni privandola della democrazia, dei diritti civili, sopprimendo la libertà di stampa, di riunione, di espressione, togliendo ogni ruolo al Parlamento, ai partiti e ai sindacati. Fascismo che varò l’abominio delle leggi razziali e portò a una sciagurata guerra di aggressione a fianco del nazismo avviando la tragica deportazione nei campi di sterminio di uomini e donne, bambini e anziani, di chiunque non si fosse omologato.

Celebriamo il 25 aprile con le nostre famiglie, affinché tutte le generazioni siano consapevoli della nostra storia e si ritrovino unite nell’impegno di difendere e riaffermare quotidianamente con coraggio i valori della Resistenza. La storia d’Italia ci insegna che questi valori si possono perdere molto facilmente attraverso un progressivo degrado etico del potere. Degrado quasi impercettibile, se non quando è troppo tardi. Ricordiamo la frase di Gobetti all’indomani della marcia su Roma: “ Questa non è una rivoluzione, ma una rivelazione degli antichi mali d’Italia”. La deriva è in agguato anche oggi: considerate i tagli alla scuola pubblica, le arroganti misure per ridurre il costo del lavoro, le recenti leggi regionali sul welfare che discriminano tra cittadini, e quelle che non tutelano i servizi pubblici come quello dell’acqua. Cittadini fate sempre sentire la vostra indignazione prima che ve ne tolgano la possibilità!

Alto è oggi il rischio di derive totalitarie anche a causa della gravissima recessione economica che sta colpendo in modo sempre più spietato. Recessione negata fino all’ultimo da chi era al potere, solamente per lasciarci in una situazione drammatica. Alto è oggi il rischio di sperequazioni e dunque di rottura della solidarietà sociale. Per difendere la democrazia oggi, è indispensabile mettere al centro in ogni istante il lavoro. La nostra Costituzione figlia della Resistenza, lo pone come diritto fondamentale della Repubblica. Essere partigiani oggi vuol dire difendere il lavoro per i giovani, e per chi ne è stato espulso perché non funzionale al profitto, vuol dire difendere le organizzazioni sindacali, lo statuto e i diritti dei lavoratori, contrastare le strategie che tendono a portare via dall’Italia il lavoro per ricrearlo altrove dove costa meno. Ma costa meno solamente perché laggiù non viene garantita la stessa qualità della vita e del lavoro ai cittadini. Dobbiamo resistere a chi pensa di superare la recessione togliendo la voce ai lavoratori. Sono loro il nostro patrimonio, lo dice la Costituzione. Si deve resistere alla delocalizzazione e all’esternalizzazione che sviliscono il lavoratore a pura merce che si può acquistare dove costa di meno. Tutta la nostra solidarietà va verso i tantissimi lavoratori e lavoratrici che in questo momento vivono il dramma della precarietà e della disoccupazione e a quelli che oggi, in una giornata che dovrebbe essere di festa e riflessione, sono obbligati a servire logiche di mero profitto. Solamente il lavoro dà la vera dignità all’uomo. E questa va data tenendo presente che la globalizzazione, ben diversa dalla delocalizzazione, è processo epocale irreversibile, alla radice della trasformazione che stiamo vivendo, che non si deve arrestare perché sta restituendo la dignità a tanti popoli del sud del mondo.

La Resistenza è sempre attuale perché sempre attuale è la sua lezione di responsabilità civile. Essere cittadini liberati significa non essere mai indifferenti alle ingiustizie in nome di una legalità prepotente. Significa essere sempre capaci di un pensiero critico, pronti a farci carico delle sorti collettive di una Patria, che oggi, di fronte alla sfida della sostenibilità ambientale, deve essere allargata all’intero pianeta e alle generazioni future.

Solamente operando così potremo ricordare degnamente le oltre ventimila donne e uomini friulani che, volontari senza nessuna ricompensa, seppero scegliere di combattere il nazifascismo per la libertà a costo della loro stessa vita, per assicurarci un futuro migliore. Un futuro che essi non potevano conoscere, ma solamente immaginare profeticamente attraverso i loro ideali! Partigiani che seppero scegliere tra l’essere spettatori passivi di una tragedia oppure coraggiosi attori. Grazie al sacrificio di 2.600 morti, 1.600 feriti, 7.000 deportati, e degli oltre 12.000 prigionieri politici passati nel carcere di via Spalato, la Città di Udine fu insignita della Medaglia d’Oro al Valor Militare per la Lotta di Liberazione a nome di tutto il Friuli. E non dimentichiamo i 200.000 profughi istriani e dalmati che negli anni successivi alla fine della guerra criminale condotta dal Fascismo, passarono silenziosamente da Udine.

Ritrovarsi uniti oggi qui, non vuol dire però azzerare le differenze tra la scelta coraggiosa di una lotta di Resistenza con o senza armi, anche attraverso forme di resistenza civile, come quella delle donne cha raccoglievano i messaggi lasciati cadere dai carri dei deportati, e la scelta di un consenso al Fascismo, o dell’altrettanto pericoloso “non dissenso” al fascismo. Vergogna per chi tenta di cancellare la memoria e il significato della Lotta Partigiana! Cittadini, allora come oggi, l’indifferenza, il non prendere posizione, sono già complicità.

Con gioia ricordiamo l’entusiasmo popolare con il quale l’anno scorso sono stati celebrati i 150 anni dell’Unità d’Italia, entusiasmo che è andato assolutamente al di là di quanto avrebbero desiderato quelli che erano al governo. La Resistenza non si richiama solamente agli ideali risorgimentali, alle gesta di Garibaldi del 1860 o all’eroico 1848 ad Osoppo, a cui si ispirarono per i loro nomi le valorose divisioni Partigiane. La Resistenza costituisce il completamento naturale, l’ultimo atto di quel Risorgimento di libertà che fu assunzione di responsabilità dal basso, di emancipazione sociale e civile che portò gli italiani dall’essere sudditi passivi di un sovrano assoluto a cittadini, soggetti attivi di una sovranità popolare.

Se sul piano strettamente militare la sconfitta del nazifascismo non fu opera solamente della Lotta Partigiana, ma anche delle forze militari alleate cui va in questo giorno la nostra riconoscenza, Cittadine e Cittadini dobbiamo essere altrettanto consapevoli che la Resistenza non è un fatto solamente militare, è una vittoria anche sul piano morale, civile e politico. Se l’Italia è oggi una repubblica democratica, protagonista della nuova Europa, lo dobbiamo solamente alla Resistenza. Ad esperienze straordinarie come quelle delle Repubbliche partigiane della Carnia e del Friuli Orientale, che seppero anticipare il nostro Stato democratico fondandosi sui principi fondamentali di libertà, uguaglianza e solidarietà. Che seppero darsi elezioni libere, che videro al voto per la prima volta in Italia anche le donne. Che promossero la tutela dei lavoratori, l’educazione e la tutela dell’ambiente e dei  beni comuni.

La Resistenza fu la fucina dove maturarono i principi che oggi sono espressi in quel documento di altissima civiltà che è la nostra Costituzione. Fondamento della nostra Repubblica democratica perché l’unica garanzia dei diritti civili nei confronti di una possibile arroganza dell’autorità. Basata sulla separazione dei poteri ha potuto resistere ad innumerevoli attacchi negli ultimi anni, diversamente da quanto è accaduto recentemente in altri paesi europei.

Sapremo essere all’altezza del sacrificio di chi partecipò alla Resistenza, dei valori che da loro abbiamo ereditato? Sapremo assumerci responsabilità collettive, come seppero fare i Partigiani? Avremo il coraggio di esercitare una cittadinanza attiva? La Resistenza, è il nuovo Umanesimo, è il nostro patrimonio di ideali anche per il futuro!

Cittadine e cittadini seguiamo sempre l’esempio dei partigiani, cerchiamo di essere attori coraggiosi e non spettatori passivi!

Viva la Resistenza! Viva la Costituzione! Viva la Repubblica Italiana!

Furio Honsell, sindaco di Udine

Autorità civili e militari, signor Sindaco prof. Furio Honsell e signori sindaci, cittadine e cittadini, cari partigiani e deportati, ho il gradito compito di concludere questa grande cerimonia udinese che ricorda il 67° anniversario della Liberazione con un particolare omaggio in ricordo di quegli italiani che, a migliaia, si batterono al di fuori della Patria a fianco dei patrioti europei e delle forze alleate.

Di questa grande pagina di storia, che ha tanto contribuito al riscattato dell’Italia di fronte alle nazioni aggredite dal nazismo e dal fascismo, si conosce ben poco, né se ne parla nei libri di testo scolastici. Eppure, accanto ai 94 mila partigiani, deportati Caduti per la liberazione dell’Italia, ci furono 41 mila Caduti combattendo per la libertà di altri paesi europei. Per questo eroico sacrificio, le Nazioni vincitrici attribuirono all’Italia lo status di cobelligerante, permettendo così agli italiani di scegliere liberamente la propria forma istituzionale, la Repubblica, e la propria Legge suprema, la Costituzione. E l’Italia si impegnò a non permettere la nascita di organizzazioni fasciste in qualsiasi forma, come prevede  l’art. XII delle Disposizioni sancite nella Costituzione.

Date queste premesse, l’affermazione che la lotta di Liberazione sia stata una “guerra civile” è priva di ogni fondamento.

Ma ritorniamo all’armistizio dell’8 settembre 1943, che lasciò abbandonate a se stesse le Forze Armate distribuite in Patria, nella Francia del sud e nei Balcani. I tedeschi immediatamente fecero scattare il piano “Achse” che prevedeva il disarmo di tutti i soldati che non avessero accettato la collaborazione con il nazismo, il loro internamento in Germania e l’immediata fucilazione di quanti avessero osato resistere. Circa 700.000 furono i militari internati, e di essi la quasi totalità rifiutò l’offerta di adesione alla repubblica di Salò, preferendo la fame, il freddo e la morte piuttosto che vendersi ai nazisti. Anch’essi a pieno titolo fanno parte della Resistenza italiana.

Molti altri rifiutarono il disarmo: la violenza nazista contro di loro fu di una tragicità inimmaginabile.

Il sangue dei nostri soldati bagnò le isole dell’Egeo e dell’Ionio. A Cefalonia e a Corfù furono fucilati, dopo essersi arresi,  325 ufficiali e 5000 soldati, mentre altri 3000 annegarono, chiusi nelle stive delle navi fatte affondare dai nazisti. La stessa sorte subirono più tardi le migliaia di italiani chiusi nelle stive delle navi “Sifra”, “Orion” e “Livenza”, mentre i naufraghi venivano mitragliati in mare.

La risposta dei superstiti fu immediata, e un vero esercito di invasori si trasformò in un esercito di partigiani.

In Eubea, in Tessaglia, nella Tracia, nella Macedonia greca caddero 1150 partigiani italiani. Nell’isola di Creta 2000 italiani combatterono nelle file degli “andartes” nel reparto denominato “Italia Libera”.

In Albania il 9 settembre venne costituito il “Comando Truppe Italiane della Montagna” con 25 mila combattenti dislocati nelle zone di Dibra, Peza, Elbasan, Dajt e Berat. Epica fu la battaglia della  Brigata “Gramsci” contro la divisione corazzata “Goering”. Il 17 novembre 1944 gli italiani travolsero d’impeto le ultime resistenze naziste in Tirana capitale. Il 25 maggio 1945 la “Gramsci” forte di 2300 partigiani rientrò in Italia, e il Presidente della Repubblica salutò l’eroica divisione con queste parole: “voi avete dimostrato che altro era il fascismo, altro era il popolo italiano. Noi avremo cura dei vostri cimiteri di guerra e delle tombe anonime di cui avete disseminato le nostre montagne”.

Anche in Francia il contributo dato dai nostri emigrati, per lavoro o perché antifascisti, contro l’occupatore fu importante, oltre 5 mila friulani si unirono ai “maquis” e alle “Forces Francaises de l’Interieur”, e 2 mila furono i Caduti a fronte di 18 mila francesi.

In Corsica le Divisioni “Friuli” e “Cremona” e i marinai combatterono contro 5 mila SS della Brigata “Reichführer” e la 90ª corazzata tedesca. Negli scontri per la totale liberazione dell’isola caddero 637 soldati e marinai italiani, 2317 furono feriti. I nazisti lasciarono sul terreno 1250 morti, 2800 feriti e 300 prigionieri.

Nel settembre 1943 in Dalmazia si costituì con i soldati italiani presso Zara il Battaglione partigiano “Matteotti” che entrò subito in combattimento contro tedeschi e le “camicie nere”; a Spalato 200 carabinieri formarono il battaglione “Garibaldi” comandato dal tenente Giuseppe Maras, M.O. al V.M. Accanto al Garibaldi fu poi costituito un altro battaglione intitolato a Matteotti e comandato dal tenente Aldo Parmeggiani, udinese. Insieme combatterono in Bosnia, in Montenegro, quindi in Serbia, e il 15 ottobre parteciparono alla liberazione di Belgrado. Dopo duri combattimenti, i superstiti crearono due battaglioni: il “Fratelli Bandiera” e il “Mameli”, che diedero origine alla brigata d’assalto “Italia”, che parteciperà alla liberazione di Zagabria, coronando così il suo straordinario percorso, che ebbe un alto costo umano: 459 dispersi, 636 caduti in combattimento. La sua bandiera tricolore fu decorata con il serto d’oro.

Il 7 luglio 1945 a Udine in Piazza I° Maggio sfilerà con le armi che non aveva mai ceduto, applaudita dalla popolazione e dalle autorità; riceverà gli onori militari, salutata dal Sindaco Giovanni Cosattini e dal gen. Howard dell’8ª Armata britannica.

Tutti questi soldati, entrati come occupanti in paesi che nulla ci avevano fatto, e usciti a fronte alta come combattenti per la libertà dei popoli d’Europa, hanno riscattato, insieme ai partigiani in Patria, l’onore del nostro Paese, come pure i soldati volontari del nuovo esercito italiano, il Corpo Italiano di Liberazione, che risalì la Penisola accanto alle forze alleate.

Per onorare questo eroico comportamento dei nostri soldati partigiani sarebbe stata opportuna la presenza di un picchetto delle Forze Armate.

In questo 25 aprile abbiamo ritenuto che fosse doveroso riandare con la memoria all’epopea che ha stabilito un netto confine tra il mondo libero e democratico e quello delle dittature, delle stragi e del terrore.

I partigiani dell’ANPI, custode del patrimonio della democrazia, chiedono ai giovani di vivere con noi la difesa di quella civiltà che la nostra Costituzione indica per realizzare un migliore avvenire.

Sono valori che interessano ragazze e ragazzi che intendono realizzare i propri progetti di vita, a cominciare dal diritto al lavoro ed allo studio.

Sono tempi in cui è assolutamente doveroso fare una seria vigilanza poiché la tentazione fascista è sempre latente, come dimostrano le svastiche e altri simboli di un passato odioso che infettano i muri della città e dei paesi del Friuli, i volantini diffusi con insulti alla Resistenza e con l’esaltazione del fascismo.

Questa non è l’Italia che noi sognavamo con la Liberazione!

Occorre risvegliare la volontà di battersi per una nuova Resistenza: contro gli attacchi all’Unità d’Italia, le offese al tricolore, le continue proposte di secessionismo, le ingenti ruberie di denaro pubblico da parte di certi eletti, che, oltre ad essere dei ladroni, offendono la miseria, la povertà e la disoccupazione dei tempi odierni.

Vogliamo un Paese dal volto nuovo, civile, democratico, non degradato, antifascista, antirazzista, in cui si rispettino le Istituzioni, con una nuova Amministrazione animata dalla forte volontà di ritornare ai valori di fondo su cui si basano la nostra convivenza civile e la Costituzione.

Viva sempre l’Italia!

Viva il 25 aprile della Liberazione!

Onore ai partigiani Caduti per la Libertà d’Italia e d’Europa!

 

Federico Vincenti Presidente Anpi Provinciale di Udine

 

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