Chiusura sede dal 24 dicembre al 6 gennaio

 
 
Il direttivo dell'Anpi Provinciale di Udine augura a tutti gli iscritti buone feste. Nel 2015 festeggiamo il 70° della Liberazione: tanti auguri per un nuovo anno all'insegna della memoria, dell'antifascismo e della Resistenza!
La nostra sede rimarrà chiusa da mercoledì 24 dicembre 2014 a martedì 6 gennaio 2015.
A tutti gli attivisti ANPI
Si porta a conoscenza, condividendone lo spirito ed i contenuti, l'unito comunicato stampa dell'Associazione "Terre di confine" che, evidentemente, nessun quotidiano ha pubblicato:
 
Intorbidare le acque: sembra sia la nuova strategia del Comune di Visco (Udine), che ospita l’unico campo di concentramento fascista in Italia ancora intatto. Mentre proclama difese dell’ex campo (pur offendendo sempre e, in maniera plateale, le scelte della Soprintendenza), sparge notizie raccogliticce, prive di riscontri documentari; non basate su cartografie, che pure esistono. Lasciando perdere la definizione di “profughi” propalata da una lettera della numero uno del Comune, senza riscontri documentari (se sparato in maniera consapevole, il termine oscillerebbe tra somma ignoranza e somma infamia), scritta ad autorità responsabili, si lascia andare a illazioni già spente nelle motivazioni di vincolo della Soprintendenza; però si discute di metri quadri su cui basare una memoria assai più grande dei “vertici” amministrativi di Visco, luogo pur così importante (ma la motivazione simbolica non è stata neppure sfiorata), nel desolante panorama della memoria di quel che il fascismo perpetrò in maniera spaventosamente  determinata, provata  ormai da una seria storiografia non vilmente negazionista. Si dimenticano le motivazioni profonde del vincolo della Soprintendenza; ci si sofferma perfino sui “si dice”. Ma il campo è lì intatto, testimoniato da documenti e carte, e la intellighenzia comunale si arrovella sul come fare, oscillando dal “vogliamo la memoria” e il “lì c’è poco e niente”, difatti ci lascia scorrazzare i cani. In appoggio alla memoria del campo (non quella di metri quadri o morti a metro quadro, su cui ci si basa ora), oltre a Boris  Pahor, c’è la voce di Moni Ovadia, che ha scritto, per Visco: “L’Italia tende ancora a baloccarsi sul fradicio mito di “italiani brava gente”, e ancora “Non bastano celebrazioni formali o l’esibizione di uno zucchetto ebraico il giorno della memoria è l’intera cultura nazionale che deve uscire dalla retorica della falsa coscienza, non solo e non tanto per rendere giustizia alle vittime, ma per il bene e la dignità del nostro malconcio paese”.
Si accorgeranno quelli che non capiscono che l’unico campo fascista intatto in Italia merita i vincoli che già possiede (riconosciuti anche a livello internazionale), per poter parlare di storia e non di volgarissime, miserabili, furbate?
 
Ferruccio Tassin
Coordinatore della Ass Internazionale “Terre sul Confine”

 

 

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